Giovedì 10 settembre, la Commissione ECON del Parlamento europeo ha adottato la propria posizione negoziale sulla revisione della SFDR, approvando una relazione emendata che modifica la proposta della Commissione europea.
Il voto non chiude l’iter legislativo: il mandato dovrà essere annunciato in plenaria e il testo sarà poi oggetto di negoziato con il Consiglio dell’Unione europea.

L’obiettivo dichiarato dagli eurodeputati è quello di consentire agli investitori al dettaglio di confrontare facilmente i prodotti finanziari sostenibili, evitando il rischio di greenwashing. A questo scopo, hanno sostenuto la proposta della Commissione europea di introdurre tre categorie standard di prodotto (sostenibili, di transizione e con criteri ESG di base), per ciascuna delle quali andranno dichiarati i principali impatti negativi degli investimenti sulla sostenibilità. L’impatto resta una declinazione trasversale.

I parlamentati hanno  richiesto che i prodotti di transizione — definiti come quelli che indirizzano capitali verso imprese non ancora del tutto sostenibili — escludano le società che ricavano entrate da esplorazione, estrazione, estrazione mineraria o raffinazione di combustibili fossili. Fanno eccezione le aziende che investono in modo significativo in attività ecologicamente sostenibili, dispongono di un piano misurabile e vincolato nel tempo per ridurre le emissioni e destinano più capitali ad attività sostenibili rispetto a quanti ne impieghino in nuovi progetti su fossili.

Anche i prodotti rientranti nella
categoria ESG di base (Ambientale, Sociale e Governance) dovranno dichiarare la propria esposizione al settore dei combustibili fossili.

Tutte e tre le categorie dovranno in ogni caso escludere gli investimenti in società che violano i diritti umani e il diritto internazionale umanitario. Gli investitori, inoltre, dovranno poter distinguere con assoluta chiarezza tra prodotti finanziari categorizzati e non categorizzati.

Nel dichiarare la priorità di semplificazione e riduzione dei costi, la posizione degli eurodeputati prevede che solo i principali operatori dei mercati finanziari saranno tenuti a rendicontare il proprio impatto sull’ambiente e sulla società, concordando di esentare gli investitori professionali e di escludere dall’ambito di applicazione delle norme la consulenza finanziaria e la gestione di portafoglio, lasciando comunque inalterata la facoltà per le imprese di raccomandare prodotti che rispondano in modo autentico alle preferenze di sostenibilità dei clienti. La suddivisione in categorie dovrà offrire agli investitori al dettaglio una visione chiara dell’approccio adottato dalle aziende, riducendo al minimo i costi amministrativi.

Per garantire la credibilità degli investimenti green, le società di investimento dovranno adottare processi di due diligence e di monitoraggio per i prodotti finanziari categorizzati, rivedendoli almeno una volta all’anno e aggiornandoli all’occorrenza. Le imprese saranno chiamate a rendicontare la propria esposizione ai combustibili fossili, le emissioni di gas serra e le attività dannose per le aree a biodiversità protetta, oltre a rendere noto qualsiasi impatto negativo sugli obiettivi ESG del prodotto.

 

I prossimi passi prevedono che il mandato negoziale sarà annunciato formalmente all’inizio della prima sessione plenaria di ottobre, mentre il testo legislativo finale dovrà essere negoziato e concordato con il Consiglio dell’Unione europea prima di entrare ufficialmente in vigore.
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