Il Consiglio dei Ministri ha deliberato il via libera al nuovo Piano nazionale per l’economia sociale.
Il documento è passato in Consiglio dei Ministri come un’informativa: a questo stadio si limita a tracciare il perimetro dei soggetti rientranti nella sfera dell’economia sociale e le linee guida strategiche per l’evoluzione di un comparto produttivo e assistenziale riconosciuto come cardine per l’intero sistema Paese. In questo modo si allinea formalmente l’Italia alle raccomandazioni e alle direttive promosse dalle istituzioni dell’Unione europea. L’iter politico in Consiglio dei Ministri è concluso per quanto riguarda l’approvazione del Piano, ma dovrà tradursi in successivi provvedimenti e decreti attuativi per dare effettiva sostanza alle misure descritte.
Nello specifico, l’architettura del Piano si articola attorno al sostegno mirato alle quattro categorie di attori riconosciuti come soggetti dell’economia sociale: le reti del Terzo Settore, il comparto cooperativo e l’associazionismo, gli enti ecclesiastici e religiosi attivi nel sociale, e l’universo dello sport dilettantistico. Si tratta di un bacino composto da quasi 400mila organizzazioni che impiegano circa 1,53 milioni di lavoratori e si avvalgono del supporto di oltre 4,6 milioni di volontari. L’obiettivo primario è consolidare la tutela giuridica ed economica di tutti quei soggetti che scelgono di anteporre l’utilità sociale e il benessere collettivo alla pura massimizzazione del profitto aziendale. Le realtà incluse nel Piano sono caratterizzate da modelli di gestione democratica e partecipativa, oltre che dall’obbligo di reinvestire gli utili generati nelle attività a beneficio delle comunità locali.
Il Piano introduce una serie di strumenti che puntano ad abbattere le barriere amministrative e a potenziare la sostenibilità finanziaria degli enti. Sul fronte burocratico, si prevede una decisa accelerazione sul terreno della semplificazione amministrativa, riducendo gli oneri procedurali per l’accesso ai canali istituzionali. In questo scenario, le formule del partenariato e della co-progettazione tra pubblico e privato dovrebbero diventare modus operandi abituale nella gestione amministrativa.
Sotto il profilo istituzionale e organizzativo, una delle principali riforme strutturali introdotte dal Piano, che si muove su un orizzonte temporale di dieci anni con un controllo intermedio programmato dopo i primi cinque, è l’istituzione di una specifica direzione generale dedicata presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Questa nuova struttura centralizzata avrà il mandato esclusivo di coordinare e canalizzare le risorse destinate alle organizzazioni dell’economia sociale.
In ambito economico e fiscale, le novità appaiono sostanziali: le realtà iscritte all’economia sociale otterranno il riconoscimento giuridico di Servizi di interesse economico generale (Sieg). Tale inquadramento si tradurrà in una riduzione della pressione fiscale e in procedure tributarie agevolate. Sul piano normativo, si ribadisce che la detassazione dei profitti indirizzati verso i patrimoni indivisibili non si configura in alcun modo come un aiuto di Stato illegittimo. Inoltre, sono definite nuove tutele previdenziali e strumenti finanziari, volti a facilitare l’accesso al credito e a incentivare l’occupazione, con particolare attenzione all’inserimento lavorativo delle fasce della popolazione a rischio marginalità e alla programmazione di appositi percorsi formativi. Si predispone la strutturazione di un sistema di raccolta e gestione dati relativi all’impatto e linee di azione dedicate all’accrescimento di competenze in materia di misurazione dell’impatto.
Un pilastro strategico del documento appena approvato riguarda le politiche di rigenerazione urbana e territoriale. Il Piano stabilisce infatti procedure preferenziali per il recupero e il riutilizzo del patrimonio immobiliare, sia pubblico sia privato, e dei beni sottratti alla criminalità organizzata. Tali risorse logistiche saranno prioritariamente convertite in progetti di edilizia residenziale sociale e in centri polifunzionali per la riqualificazione dell’associazionismo e delle infrastrutture per lo sport di base, inteso come strumento di inclusione e coesione.
L’adozione di questo impianto programmatico segna l’avvio ufficiale di una tabella di marcia stringente anche sul piano internazionale. Le politiche implementate e i risultati concreti conseguiti sul territorio nazionale saranno infatti oggetto di un monitoraggio periodico. Il primo e fondamentale banco di prova istituzionale è già fissato per il 2027, anno in cui la Commissione europea procederà a una verifica formale sullo stato di attuazione delle misure e sull’efficacia degli stanziamenti previsti dal Piano.
Testo completo del documento “Piano nazionale per l’economia sociale”(disponibile su Vita.it)
Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 180, 2 luglio 2026