La Direzione Generale per il Mercato Interno, l’Industria, l’Imprenditoria e le PMI della Commissione Europea (DG GROW) ha pubblicato il report finale intitolato “Impact-driven businesses in the EU: State of play and future prospects”. Lo studio, redatto dalla società di consulenza WYG, analizza l’emergere e la diffusione delle imprese “impact-driven” — ovvero le realtà commerciali che integrano intenzionalmente obiettivi sociali e/o ambientali all’interno del proprio modello di business principale.

L’iniziativa si inserisce nel contesto delle politiche europee sulla condotta d’impresa responsabile (RBC), volte a conciliare competitività, sostenibilità e resilienza.

Lo studio definisce le impact-driven businesses come imprese commerciali che integrano in modo strutturato obiettivi sociali e ambientali nella loro proposta di valore e nei loro processi di governance, garantendo una trasparenza e un’evidenza misurabile dei risultati ottenuti. Queste aziende si distinguono dalle attività di responsabilità sociale periferiche (CSR) e non vanno sovrapposte o identificate unicamente con la “Social Economy” o le “imprese sociali”, pur condividendo con esse diversi punti di contatto.

Sebbene non esista una rilevazione statistica unica a livello UE, i dati indicatori (proxy) mostrano un’espansione accelerata. Nello specifico:

– Le aziende B Corp certificate in Europa sono passate da 9 nel 2013 a circa 2.550 ad aprile 2026.
– In Italia, le Società Benefit sono cresciute da 177 nel 2017 a oltre 4.500 nel 2024
– In Francia, si registrano circa 500 nuove sociétés à mission all’anno dal 2021.
-Il 55% delle aziende intervistate dalla ricerca è costituito da micro o piccole imprese, e l’89% genera tra il 76% e il 100% dei propri ricavi sul mercato commerciale

Le imprese guidate dall’impatto dimostrano di stimolare l’innovazione, la fiducia dei consumatori e la capacità di attrazione dei talenti. Inoltre, grazie a catene di fornitura diversificate, relazioni di lungo termine con gli stakeholder e un forte radicamento territoriale, evidenziano una maggiore resilienza di fronte agli shock esterni.

Il report evidenzia ostacoli strutturali che frenano la scalabilità di queste imprese. In particolare: l’accesso ai finanziamenti con difficoltà nel reperire capitali orientati al lungo termine e con aspettative di rendimento adeguate; la complessità nell’accesso alle gare pubbliche e frammentazione dei sistemi di misurazione e rendicontazione dell’impatto; la frammentazione normativa e di riconoscimento con quadri normativi nazionali variano sensibilmente da Paese a Paese o sono del tutto assenti in alcuni Stati membri.

Per quanto riguarda le prospettive future e le possibili raccomandazioni per l’Unione Europea, lo studio delinea una tabella di marcia progressiva basata su un approccio rigorosamente volontario e proporzionato.In prima battuta, l’azione dell’UE dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento delle fondamenta concettuali attraverso lo sviluppo di un quadro di riferimento comune e non vincolante. Questa misura, fortemente auspicata dal 76% degli stakeholder consultati, permetterebbe di fare chiarezza sulla definizione di impact-driven business e di garantire maggiore comparabilità e visibilità all’interno del mercato unico. Parallelamente, la creazione di una piattaforma europea dedicata faciliterebbe lo scambio di buone pratiche e l’apprendimento reciproco tra Stati membri, istituzioni e attori dell’ecosistema.

 

Su queste basi, le istituzioni comunitarie potrebbero poi ottimizzare l’attuazione delle politiche esistenti, fornendo orientamenti operativi più chiari per integrare i criteri di impatto negli appalti pubblici ed elaborando un quadro conoscitivo più solido in materia di accesso alla finanza sostenibile. “Nel lungo periodo, la continuazione della raccolta dati e del monitoraggio scientifico permetterà di valutare l’opportunità di eventuali incentivi dedicati, garantendo che ogni misura futura rimanga complementare alle iniziative nazionali e rispetti la varietà delle tradizioni giuridiche e dei modelli d’impresa presenti nei diversi Paesi membri”, si legge nel documento.