Pubblicato il 29 luglio 2026 e presentato ufficialmente dalle Nazioni Unite lo scorso 31 agosto 2026, il
nuovo rapporto del Segretario Generale dell’
ONU intitolato
“Promoting the social and solidarity economy for sustainable development” traccia un bilancio sul ruolo del settore a livello globale. Il documento evidenzia una
crescente attenzione politica e legislativa nei confronti di cooperative, imprese sociali e società di mutuo soccorso, sottolineandone il contributo cruciale per la
transizione verso modelli di lavoro dignitoso, giustizia sociale e sostenibilità.
Il rapporto dell’ONU comprende sotto la definizione di Economia Sociale e Solidale (ESS) una galassia diversificata di soggetti: cooperative, associazioni, mutue, fondazioni, imprese sociali e gruppi di auto-aiuto. Realtà accomunate da un principio cardine: la primazia dell’impatto sociale e della centralità della persona sul profitto e sul capitale, guidate da valori quali la cooperazione volontaria, l’aiuto reciproco e la gestione partecipativa.
La mappatura condotta dalle Nazioni Unite registra un’accelerazione nelle iniziative legislative nazionali. Il Brasile ha consolidato un sistema e una politica nazionale dedicati all’economia solidale, mentre la Spagna si è dotata di un quadro normativo organico per il settore e per il mondo cooperativo. Risposte concrete arrivano anche dall’Asia e dal Medio Oriente: l’India ha introdotto una nuova politica nazionale sulla cooperazione nel 2025, l’Arabia Saudita ha adottato la sua prima strategia di settore e la Turchia ha fissato il proprio piano d’azione cooperativo per il quinquennio 2025-2029. In parallelo, l’Indonesia ha promosso un piano d’urto con l’obiettivo di istituire o rivitalizzare ben 80.000 cooperative comunitarie rurali e urbane. Questo slancio raccoglie l’eredità dell’Anno Internazionale delle Cooperative 2025. Nel dicembre 2025, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito di dare continuità alle buone pratiche emerso, prevedendo l’indizione di un Anno Internazionale delle Cooperative a cadenza decennale a partire dal 2025.
Il valore dell’economia sociale si è affermato anche nei principali accordi multilaterali. La Dichiarazione Politica di Doha, scaturita dal Secondo Summit Mondiale per lo Sviluppo Sociale, ha riconosciuto ufficialmente il settore come leva strategica contro la povertà e per l’inclusione sociale. Analogamente, l’Impegno di Siviglia ha ribadito la necessità di sostenere la crescita di tali enti tramite un accesso facilitato ad ausili finanziari e strumenti non finanziari su misura.
I dati riportati nel documento confermano il peso strutturale del settore sulle economie nazionali. In Francia, l’economia sociale ha coperto nel 2023 quasi l’11% dei posti di lavoro dipendente complessivi; in Spagna genera il 4% del Valore Aggiunto Lordo nazionale e assorbe il 5,8% dell’occupazione totale. In Centro America, l’Honduras conta 584 cooperative attive con oltre 10.700 occupati diretti, mentre l’India registra circa 659.000 entità cooperative operative.
Nonostante la spinta politica, l’ONU individua una criticità di fondo: la distanza tra i quadri normativi formali e la loro effettiva attuazione sul campo, che rende i progressi ancora disomogenei. Rimangono evidenti le lacune nella rilevazione statistica e le difficoltà di accesso a canali di finanziamento adeguati.
In vista delle scadenze dell’Agenda 2030 e dell’impostazione delle agende di sviluppo successive, il rapporto invita le istituzioni internazionali e i singoli Stati a integrare in maniera strutturale l’economia sociale nelle politiche pubbliche per l’occupazione, la casa, la transizione energetica, la cura e i sistemi alimentari, trasformando il riconoscimento formale in risorse concrete e cooperazione internazionale duratura.
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