di Elena Barison e Sara D’Aulerio, SEFEA Impact.
Ogni anno, il momento della redazione della Relazione d’Impatto rappresenta per molti impact investors un passaggio prezioso. È l’occasione per fermarsi, osservare ciò che ha funzionato, ciò che può essere migliorato e ciò che sta emergendo nei contesti in cui si opera. Non dovrebbe mai trattarsi di un esercizio autoreferenziale, perché il valore reale di questo lavoro risiede nella possibilità di condividere prospettive che derivano dall’esperienza quotidiana e dalla lettura che i practitioner danno dell’evoluzione del settore.
Per Sefea Impact, l’imminente chiusura dell’anno e la pubblicazione dell’ultimo report d’impatto hanno rappresentato un momento particolarmente adatto per tracciare alcune riflessioni e aprire uno spazio di confronto. Partendo dai risultati emersi, ma ancor di più dal processo di raccolta dati, di analisi e di restituzione, supportato dalle competenze di ricerca di Triadi, spin-off del Politecnico di Milano, è nata l’esigenza di provare a trasformare ciò che ogni anno apprendiamo in stimolo per l’intero ecosistema. Con questo spirito, le considerazioni che seguono vogliono essere un invito alla condivisione tra colleghi e colleghe, affinché altri operatori possano riconoscersi in queste dinamiche e contribuire a un confronto sempre più aperto e collettivo. In particolare, nonostante il reporting ci spinga a focalizzarci sulla misurazione e sulla misurabilità dell’impatto, riteniamo invece importante riportare l’attenzione sulla connessione fra intenzionalità e addizionalità e sul valore che può emergere da una loro integrazione strategica nella pianificazione e gestione degli impatti di un operatore di impact investing.
L’addizionalità dell’impact investor di fronte a sfide e contesti emergenti
Guardando agli impatti generati a favore dei beneficiari finali delle imprese investite (edell’ambiente), una delle sfide più significative riguarda la capacità di valutarne la rilevanza rispetto ai contesti in cui gli interventi avvengono. Una domanda ricorrente nel lavoro degli impact investors è come osservare i cambiamenti non come elementi isolati, ma come parte di un quadro di azione sistemico più ampio. In questo senso, aggiornare costantemente l’analisi di contesto, integrando le prospettive degli stakeholder con basi accademiche e di ricerca, consente di affinare la direzione verso cui orientare le risorse e di individuare ambiti ad alto potenziale trasformativo, specialmente laddove l’impatto può essere amplificato dalla presenza di bisogni urgenti e insoddisfatti. È proprio nella lettura del contesto che intenzionalità e addizionalità possono rafforzarsi reciprocamente. Partendo dall’attitudine dell’impact investor a intervenire in modo intenzionale, quindi mirato e incisivo, nella scelta degli investimenti con maggiore potenzialità di impatto, risulta evidente che non può esistere una misurazione dell’impatto senza una ponderazione critica dei risultati raggiunti rispetto alla propria reale capacità addizionale in un contesto predefinito.
Il valore addizionale per le imprese investite
Accanto alla riflessione sui risultati generati per comunità e territori, risulta sempre più necessario interrogarsi sugli impatti diretti degli attori finanziari sulle imprese partecipate. L’impatto non riguarda infatti solo i risultati ottenuti dalle realtà sostenute, ma anche la capacità degli investitori di contribuire attivamente all’evoluzione dei contesti in cui operano. Oltre a considerare i beneficiari finali, ovvero comunità e territori verso cui è orientata l’azione economica delle imprese, esiste infatti un impatto diretto dell’investitore sulle imprese stesse, legato alla capacità di contribuire alla trasformazione dei modelli imprenditoriali. Questo punto di vista ci spinge ad approfondire la riflessione sulla nostra catena del valore e, prima ancora, sulla nostra identità — che proprio nella catena del valore trova espressione soffermandoci sugli effetti prodotti nei confronti delle società investite e dell’ecosistema di cui siamo protagonisti e partecipanti.
Spostando dunque l’attenzione sugli impatti generati per le imprese partecipate, diventa evidente quanto sia cruciale creare valore addizionale anche a questo livello, con la stessa intenzionalità che caratterizza l’intervento rivolto ai beneficiari finali. Nel corso dell’ultimo anno, molte realtà del portafoglio di Sefea, ad esempio, hanno manifestato un crescente bisogno di accompagnamento strategico, oltre che finanziario. Ciò è ancora più vero per le organizzazioni dell’economia sociale e del Terzo Settore imprenditoriale, che spesso presentano specificità dimensionali, strutturali e processuali, a cui il settore finanziario tradizionale non riesce sempre a fornire risposte adeguate. È emerso con chiarezza che le attività di stewardship e di supporto organizzativo costituiscono una condizione fondamentale per lo sviluppo dell’imprenditorialità sociale, che rappresenta poi uno degli obiettivi primari della finanza a impatto.
In questo quadro si rafforza il riconoscimento del ruolo svolto da una pluralità di attori che operano “dietro le quinte”, quali advisor, ricercatori/trici, esperti/e del settore, reti e network territoriali. L’attività di investimento, da sola, non è sufficiente a generare cambiamento a livello organizzativo, poiché l’impatto si costruisce lungo una catena del valore che richiede competenze diversificate e interventi in vari aspetti dell’organizzazione. Molte imprese necessitano ancora di consolidare competenze gestionali, rafforzare la governance, ampliare l’accesso al mercato e la capacità di innovazione, oltre che sviluppare la sostenibilità del proprio modello di business e dei propri processi di accountability sulle performance di impatto. In particolare, una delle sfide più significative consiste proprio nella capacità degli impact investors di incidere sulle imprese nel loro “core”, a livello di definizione della mission, della strategia, della cultura organizzativa e del modello di business, affinché l’impatto sociale e ambientale diventino sempre più un orizzonte concreto, duraturo e pienamente integrato nella vita dell’organizzazione. Anche in questo si esprime il valore dell’investimento. Nella capacità di coltivare e condividere una cultura dell’impatto che diventi una forza trainante strategica per l’imprenditorialità. In questo quadro, la pianificazione ex ante di obiettivi di impatto concreti e rilevanti si configura come un vero e proprio strumento di crescita organizzativa, oltre che strategica.
Un orizzonte di addizionalità oltre l’investimento
Il confronto con stakeholder e attori dell’ecosistema, che nel nostro caso si è ulteriormente rafforzato in occasione della redazione del report di impatto, spinge inoltre ad alzare lo sguardo. Di recente, l’inserimento del riferimento all’impact investing all’interno della proposta di modifica del Regolamento SFDR rappresenta un esempio significativo di ciò che può accadere quando il settore agisce in modo coordinato. Questo passo, frutto del lavoro di una task force europea sostenuta da una rete di attori, tra cui SIA e Sefea Impact, mostra l’importanza di contribuire collettivamente alla definizione delle policy nazionali ed europee, al fine di perimetrare in modo chiaro le caratteristiche dell’impact investing, ma anche di metterle in dialogo con altri filoni del mercato finanziario, come la finanza sostenibile.
Rimangono tuttavia diverse sfide aperte, che emergono con forza quando si riflette sul ruolo degli impact investors nell’ecosistema e che possono rappresentare un ulteriore orizzonte di addizionalità. La necessità di fare massa critica come settore di impact investing richiede progettualità trasversali capaci di incidere sia sui modelli della finanza tradizionale sia sulle normative che regolano il mercato. Parallelamente, cresce il bisogno di lavorare insieme per sostenere l’imprenditorialità sociale a livello nazionale, leggendo con attenzione i cambiamenti sistemici in atto e intervenendo su questioni strutturali che riguardano comunità e territori, e per sperimentare nuovi paradigmi economici in grado di generare cambiamento. In tal senso, è fondamentale rafforzare le collaborazioni tra gli attori dell’economia sociale e favorire una maggiore diffusione della conoscenza sulle opportunità offerte dagli strumenti di impact investing. A tal proposito, si è rivelato centrale e prezioso il ruolo dei soci di Sefea Impact, che, secondo un modello di governance non profit e multistakeholder, rappresentano lo spettro di interessi e opportunità dell’economia sociale nella direzione strategica della SGR.
Misurare la capacità addizionale
La riflessione a livello di ecosistema ci riporta infine al tema della misurazione, che solitamente è il primo elemento a emergere in sede di reporting, ma che abbiamo volutamente collocato alla fine di questo contributo. La Relazione d’Impatto è stata certamente anche l’occasione per rivedere strumenti e approcci, confermando alcuni elementi chiave, fra cui il fatto che la misurazione deve essere costruita insieme agli stakeholder e configurarsi come un processo di apprendimento condiviso, evitando che si trasformi in un esercizio tecnico isolato e incapace di restituire valore.
Allo stesso tempo, la misurazione dei risultati raggiunti deve essere sufficientemente incisiva rispetto alla catena del valore del fondo o della società che lo gestisce, orientandone le scelte strategiche e andando oltre la semplice rendicontazione. In questa prospettiva, la decisione di rafforzare la disclosure dei risultati complessivi della SGR o del portafoglio, riducendo di contro il focus sulla singola partecipata, ha rappresentato per Sefea Impact un passo rilevante per riportare l’attenzione sull’addizionalità dell’azione di investimento. Ciò ha permesso di individuare e mettere in evidenza gli elementi che, per le specificità del gestore, hanno avuto la capacità di intervenire in modo realmente incrementale rispetto a soggetti e contesti in cui i processi di generazione di impatto erano già presenti, anche a prescindere dall’investimento. Questo spostamento di focus ha contribuito a trasformare la misurazione in una leva decisionale, andando oltre il pur importante esercizio di trasparenza e comunicazione.
Dunque, un invito!
Nessuna di queste sfide può essere affrontata individualmente. Condividere pratiche, criticità e intuizioni permette all’ecosistema di crescere come comunità professionale e di costruire soluzioni ambiziose e più efficaci, capaci di generare impatti significativi e duraturi. L’auspicio è che questo genere di riflessioni continui ad alimentare uno scambio aperto tra operatori, affinché il settore
possa evolvere con una visione sempre più condivisa e sistemica.
Elena Barison, Sustainabilty & Impact Analyst, SEFEA Impact
Laureata in Management dell’Economia Sociale all’Università di Bologna, dal 2020 ha collaborato con il Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Alma Mater come project manager sui temi dell’imprenditorialità sociale e dell’innovazione per la social economy. Dal 2023 ha lavorato in AICCON, occupandosi di direzione strategica, valutazione di impatto e reporting per organizzazioni e reti dell’economia sociale. In SEFEA Impact dal 2025, si occupa dello sviluppo del modello di impatto della SGR e dell’accompagnamento delle partecipate sui temi della sostenibilità e dell’impatto sociale.
Sara D’Aulerio, Direzione operativa e Responsabile ESG e impatto, SEFEA Impact
𝐒𝐈𝐀 𝟐𝟎𝟑𝟎 è il 𝐛𝐥𝐨𝐠 di Social Impact Agenda per l’Italia sulla 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐚 𝐈𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐒𝐃𝐆𝐬.
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