Una riflessione corale dal Lab “Alleanze per l’Impatto” a Lecce
a cura di Chiara Buongiovanni, Social Impact Agenda per l’Italia
Misurazione, propagazione, ecosistema, transizioni, connessioni, cura. Sono le sei parole scelte dagli attori dell’ecosistema della finanza a impatto che hanno accettato l’invito di Social Impact Agenda per l’Italia (SIA) a partecipare ai tavoli di “Alleanze per l’Impatto”, il Laboratorio organizzato da Project School con la collaborazione di SIA e Legacoop Puglia che, lo scorso due ottobre, a Lecce, ha fatto incontrare organizzazioni del territorio e attori del mondo finanziario.
Sei parole diverse che, nel loro insieme, restituiscono qualcosa di più di un bilancio dell’incontro e vanno a comporre una mappa delle condizioni necessarie affinché capitale, competenze e capacità trasformativa possano incontrarsi davvero nei territori.
Misurazione: costruire un linguaggio comune
La prima parola porta al cuore di una delle questioni decisive nel rapporto tra organizzazioni a impatto e finanza: come rendere leggibile il cambiamento generato senza trasformare la misurazione in un esercizio formale?
Per Mauro Bux, Human Foundation, la risposta parte dalla capacità delle organizzazioni di riconoscere e raccontare in modo strutturato il proprio impatto.
“La mia parola chiave – ci dice – è senz’altro “misurazione“. Misurazione perché ai tavoli di Lecce ho incontrato realtà che hanno progetti ambiziosi e un forte radicamento territoriale, ma spesso faticano a raccontare in modo strutturato il cambiamento che generano. Per questo motivo, ho provato a trasmettere loro l’idea che Human Foundation sposa rispetto al tema della misurazione: misurare significa rendere esplicita la propria teoria del cambiamento, scegliere pochi indicatori di outcome significativi e usarli innanzitutto per informare le decisioni di gestione. È questo che consente a imprese, fondazioni e investitori di riconoscere un interlocutore con potenziale di impatto credibile e di costruire alleanze durature. Il Lab mi ha confermato che sul territorio c’è una domanda reale di competenze su questo fronte e che la misurazione, se vissuta come processo di apprendimento e non come adempimento, può diventare un linguaggio comune tra Terzo Settore e finanza”.
Dunque, crescere su un approccio alla misurazione che non arrivi alla fine del processo per “dimostrare” qualcosa al finanziatore, ma che diventi una capacità organizzativa e strategica e un terreno sul quale domanda e offerta di capitale imparano a comprendersi.
Propagazione: guardare oltre la singola organizzazione
Ma se l’impatto nasce dentro un’organizzazione, il suo potenziale non necessariamente si esaurisce lì. Elena Barisson, Sefea Impact, sceglie la parola “propagazione”, spostando lo sguardo dalla singola iniziativa alla capacità di rafforzare un intero ecosistema territoriale.
“Le realtà incontrate ad Alleanze per l’Impatto raccontano di un tessuto capace di immaginare soluzioni a partire da esperienze, persone e relazioni. Organizzazioni profondamente radicate nei propri territori, impegnate a consolidarsi e a trovare il proprio spazio in un ecosistema in cui soggetti pubblici, imprese profit e non profit ed ETS sono chiamati a collaborare.
Abilitare questi percorsi si concretizza nel rafforzare la capacità imprenditoriale e-o infrastrutturale delle organizzazioni, senza disperdere la spinta trasformativa da cui sono nate, tenendo insieme sostenibilità economica e ambizione di impatto. Come investitori a impatto, il nostro ruolo non è solo individuare imprese pronte ad accogliere capitale, ma collaborare con gli attori locali per favorire lo sviluppo dell’intero ecosistema. L’obiettivo è promuovere investimenti capaci di generare valore oltre la singola organizzazione, attivando risorse, consolidando alleanze e alimentando nuove progettualità radicate nei territori, tanto nella loro genesi quanto nei loro modelli di intervento. In questa prospettiva, diventano fondamentali momenti di incontro e confronto, che permettono agli attori territoriali di leggere bisogni e opportunità, connettere competenze e accompagnare la nascita di nuove iniziative. È a partire dalle energie locali che si può generare valore condiviso e un impatto capace di estendersi e propagarsi all’intero ecosistema”.
È una prospettiva questa che modifica anche il significato stesso delle attività di c.d. scouting, che in una tale visione si traduce per il finanziatore nel comprendere quali condizioni permettano a un territorio di generare, sostenere e moltiplicare iniziative a impatto, piuttosto che cercare la “singola organizzazione” già pronta per un investimento.
Ecosistema: smettere di agire come mondi isolati
Proprio l’ecosistema è la parola scelta da Arianna Nicolì, Banca Etica, una parola che mette al centro l’interdipendenza, evidenziando che la capacità di generare impatto non appartiene a un unico soggetto e difficilmente può crescere se finanza, Terzo Settore, imprese e istituzioni continuano a muoversi lungo binari separati.
“Il Laboratorio di Lecce – sottolinea – è stato uno spazio generativo che ha confermato l’importanza di non agire come mondi isolati, ma come nodi di un tessuto interconnesso. La parola “ecosistema” racchiude il senso dell’iniziativa: unire il Terzo settore, le imprese e le istituzioni locali per valorizzare l’impatto sociale e ambientale nel nostro territorio”.
Una parola che ancora una volta pone una questione sostanziale: se l’impatto è sistemico, anche le infrastrutture che lo sostengono devono imparare ad assumere una tale prospettiva.
Transizioni: allargare la geografia dell’economia sociale
La parola scelta da Paola Bellotti, Coopfond, è declinata al plurale: “transizioni”, perché il confronto di Lecce ne rende visibili almeno tre: quella verso organizzazioni economicamente e patrimonialmente più solide, quella verso una gestione consapevole dell’impatto e quella verso una relazione più articolata fra economia sociale e mondi della finanza.
“Transizioni è la parola che secondo me ha caratterizzato l’esperienza del Laboratorio di Lecce. La prima ragione è che gli incontri con gli esponenti dei progetti hanno mostrato quanto bisogno ci sia di operare dei cambiamenti nella direzione del rafforzamento patrimoniale e finanziario dei soggetti dell’economia sociale. Infatti, è emerso quanto valore ci sia all’interno delle idee progettuali che però è in qualche modo “mitigato” e limitato dalla ridotta capacità di raggiungere scala ed equilibrio economico delle attività, e quindi dalla limitata capacità di operare investimenti per lo sviluppo. La seconda ragione è che le presentazioni dei progetti hanno mostrato quanto i protagonisti dell’economia sociale abbiano saputo fare una transizione verso la logica di impatto in modo molto concreto e preparato. Tutti i progetti hanno dimostrato di conoscere bene la gestione degli impatti all’interno delle loro organizzazioni, e di avere tutti acquisito dei metodi di base per la misurazione e valutazione degli impatti generati e subiti. La terza ragione è che si è manifestata all’orizzonte la necessità di operare una transizione verso un dialogo molto più ampio tra operatori dell’economia sociale e mondo finanziario. Questa transizione dovrebbe portare ad arricchire la geografia dell’economia sociale: una nuova mappa illustrativa di questo settore deve includere attori diversi della finanza, quali filantropia, mondo bancario, mondo della finanza a impatto, della finanza etica e della microfinanza. La mappa “geografica” quindi dovrebbe fare una transizione verso la mappatura della molteplicità di attori allineati sullo scopo di servire l’economia sociale, ciascuno portando i propri strumenti e approcci, tutti utili allo sviluppo e rafforzamento di questo comparto “industriale”.
Questa “nuova mappa” suggerisce una domanda che va oltre Lecce: quanto conosciamo davvero la domanda non solo di capitale ma anche di strumenti finanziari di cui un’organizzazione dell’economia sociale può avere bisogno nelle diverse fasi della propria crescita? E quanto sono capaci, a loro volta, gli attori della finanza di riconoscersi come parti complementari dello stesso sistema?
Connessione: non solo capitale, ma competenze
Il capitale finanziario, infatti, non è l’unica risorsa di cui le organizzazioni hanno bisogno. Veronica Alì, BNP Paribas, sceglie la parola “connessioni” e porta l’attenzione sulla possibilità di trasferire competenze e creare luoghi di apprendimento.
“Scelgo la parola connessione perché rappresenta l’idea di apprendimento continuo. Partecipare all’evento è stato un momento di connessione molto forte con associazioni a impatto fortemente positivo, per le quali potrebbe essere utile ideare degli incubatori di competenze da parte degli stakeholder per sviluppare le abilità tecniche utili (organizzazione, finanza, credito) a una valorizzazione ancora più efficace delle Associazioni stesse”.
È un passaggio che amplia ulteriormente il ruolo possibile degli stakeholder finanziari: da finanziatori o investitori a interlocutori in grado di mettere a disposizione anche competenze, linguaggi e strumenti che rafforzino la capacità delle organizzazioni di strutturarsi, crescere e dialogare con soggetti diversi.
Cura: che cosa tiene insieme tutto il resto
Infine, una parola apparentemente distante dal lessico finanziario: cura.
Nella riflessione di Gianpiero Anicito, Intesa Sanpaolo, è invece proprio la cura a riportare il confronto alla ragione ultima per cui misurazione, capitale, competenze e alleanze acquistano senso, ovvero le persone e le comunità.
“Ho scelto “cura” perché richiama attenzione, responsabilità e vicinanza verso le persone e le comunità. Gli incontri con le organizzazioni del Terzo Settore mi hanno mostrato come la cura non sia solo assistenza, ma anche ascolto, relazione e capacità di riconoscere i bisogni degli altri, spesso prima ancora che vengano espressi. Ho colto il valore dell’impegno quotidiano di chi opera con discrezione per creare inclusione, sostenere le fragilità e promuovere il benessere collettivo. Questa esperienza ha confermato che la cura guida il nostro modo di lavorare e di stare insieme: significa costruire fiducia, generare valore condiviso e contribuire, ciascuno nel proprio ruolo, a una società più attenta e solidale”
Da sei parole, una domanda aperta (anzi due)
In sintesi: misurare per imparare; fare in modo che l’impatto si propaghi; pensarsi come ecosistema; accompagnare transizioni; creare e nutrire connessioni; avere cura.
Non si tratta di voler confezionare l’ennesima ricetta per sua natura semplicistica, ma di certo le riflessioni degli operatori della finanza a impatto a margine di un incontro diretto con le organizzazioni territoriali dell’economia sociale suggeriscono alcune indicazioni sulla qualità delle relazioni che servono perché finanza ed economia sociale riescano a incontrarsi lì dove tutto nasce.
Il Laboratorio ha mostrato quanto sia importante creare luoghi nei quali le organizzazioni possano confrontarsi direttamente con chi dispone di capitale, strumenti e competenze, comprendendone criteri e aspettative; e nei quali, contemporaneamente, gli operatori finanziari possano avvicinarsi alle esperienze prima che queste diventino semplicemente un dossier, un progetto da valutare o una richiesta di finanziamento.
Per questo SIA sta aprendo sempre più il proprio lavoro ai territori, proprio alla luce di una interpretazione della finanza a impatto che non si limiti a cercare soltanto ciò che è già “pronto”, ma si impegni a capire cosa può diventarlo, quali capacità vanno rafforzate e quali alleanze possono renderlo possibile, allargando e approfondendo così la responsabilità di chi si muove nel mercato, nelle politiche e nelle terre di mezzo.
Se prendiamo sul serio le sei parole emerse da Lecce, la sfida che rimane aperta riguarda entrambe le parti. Quanto e come devono evolvere le organizzazioni perché la loro capacità di generare impatto possa tradursi anche in sostenibilità e possibilità di crescita? E quanto e come deve evolvere la finanza per saper riconoscere, accompagnare e far crescere il valore che nasce, a volte fragile, nei territori?
È anche in questo spazio, ancora da esplorare, che può prendere forma una nuova frontiera della finanza a impatto.
(alla prossima tappa).