L’impegno globale verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite rimane solido nella maggior parte del pianeta, ma evidenzia profonde spaccature geopolitiche e un forte sbilanciamento geografico. È quanto emerge dal Sustainable Development Report (SDR) 2026, curato dal Sustainable Development Solutions Network (SDSN).

Il report traccia i progressi compiuti dai 193 Paesi membri a poco meno di quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, evidenziando dinamiche senza precedenti nel panorama internazionale.

I dati dell’SDG Index 2026 mostrano chiaramente la locomotiva globale: l’Asia orientale e meridionale è la regione che ha registrato la crescita più rapida dal 2015 a oggi. Tra le grandi economie mondiali, Cina e India guidano il trend positivo, scalando rispettivamente 14 e 18 posizioni dall’adozione degli obiettivi.

Se si guarda invece alla classifica generale della sostenibilità, l’Europa settentrionale mantiene salda la vetta: Finlandia, Svezia e Danimarca occupano i primi tre posti del ranking globale.

La nota più critica del report riguarda gli Stati Uniti, definiti un vero e proprio “outlier statistico”. Il Paese ha perso cinque posizioni nell’SDG Index generale e si colloca all’ultimo posto nell’indice sul multilateralismo basato sulle Nazioni Unite (UN-Mi), guidato invece dalle Barbados.

A seguito dell’opposizione dichiarata dal governo federale verso l’Agenda 2030 e del ritiro formale da oltre 60 organizzazioni internazionali avvenuto a gennaio 2026, l’allineamento degli Stati Uniti con la maggioranza dell’Assemblea Generale ONU è crollato drasticamente, registrando una convergenza di voto su appena il 5% delle risoluzioni. Insieme all’Argentina, gli USA sono l’unico Paese ad aver sistematicamente osteggiato le risoluzioni incentrate sul paradigma dello sviluppo sostenibile.

Riguardo il post 2030, il report integra i risultati di un’ampia consultazione che ha coinvolto i network di esperti SDSN in 64 Paesi ed oltre 1.000 rispondenti da tutto il mondo. In vista del Summit cruciale del settembre 2027, la comunità scientifica internazionale chiede a larga maggioranza di mantenere fermo il framework degli SDG anche oltre la scadenza del 2030, concentrandosi su 8 priorità di accelerazione.

Tra i pilastri fondamentali per i prossimi anni figurano:

  • Il blocco dei conflitti in corso per reindirizzare le spese militari verso lo sviluppo umano.

  • La strutturazione di meccanismi di attuazione decisamente più forti, partendo da finanziamenti adeguati e architetture di governance globali e nazionali più efficaci.

  • Una migliore integrazione della scienza e dei dati per guidare le politiche pubbliche.


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