Da poco pubblicato, il decimo Rapporto Consob sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane evidenzia un aumento significativo della rendicontazione non finanziaria, con il 90% delle società che dichiara impegni per la neutralità carbonica. Tuttavia, il documento sottolinea come la qualità delle informazioni su rischi e impatti climatici presenti ancora margini di miglioramento.

 Nel Rapporto emergono alcuni trend fondamentali per il mercato italiano. Riguardo i Piani di Transizione e Net Zero, circa il 90% delle società analizzate ha formalizzato impegni per il raggiungimento della neutralità carbonica, integrando obiettivi climatici all’interno delle proprie strategie industriali. In termini di Governance della sostenibilità, si rafforza il legame tra sostenibilità e vertici aziendali. In oltre l’80% dei casi, le competenze ESG sono esplicitamente presenti all’interno dei consigli di amministrazione o di comitati endiconsiliari dedicati. Per quanto attiene la Tassonomia UE, cresce l’allineamento alle metriche europee. Le società mostrano una maggiore precisione nel riportare la quota di fatturato, investimenti (CapEx) e spese operative (OpEx) eco-compatibili secondo i criteri della Tassonomia UE. 

Nonostante i progressi, il rapporto Consob accende un faro su alcune aree che richiedono maggiore attenzione. Sebbene la quasi totalità delle aziende dichiari di considerare i fattori ambientali, la descrizione quantitativa degli impatti finanziari derivanti dai rischi climatici (sia fisici che di transizione) rimane spesso generica.

Inoltre, la sfida per i prossimi anni sarà l’adeguamento alla nuova direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), che richiederà standard ancora più rigorosi e l’applicazione del principio della “doppia materialità” (impatto dell’azienda sul mondo e del mondo sull’azienda).
Consob sottolinea come la qualità dei dati ESG sia fondamentale per prevenire il fenomeno del greenwashing e per permettere agli investitori di allocare i capitali verso attività realmente sostenibili. L’Italia si conferma in una posizione avanzata a livello europeo per quanto riguarda la diffusione della rendicontazione, ma la “fase due” richiederà una maggiore integrazione tra dati finanziari e non finanziari.

 

Consulta il Report.