Presentato ufficialmente lo scorso 6 maggio, il Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS, nel corso della giornata di apertura del Festival Festival dello Sviluppo Sostenibile a Milano.
Il documento dedica un capitolo fondamentale all’evoluzione del settore finanziario in Italia.
I dati, analizzati in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, smentiscono l’ipotesi di un rallentamento della finanza etica, mostrandola invece come un elemento di resilienza e competitività per l’intero sistema Paese.
Il Rapporto sottolinea come le aziende che beneficiano di flussi finanziari orientati alla sostenibilità (High-ESG) hanno potuto accelerare drasticamente i propri investimenti in asset immateriali (ricerca, sviluppo e formazione), registrando un incremento del 167% tra il 2017 e il 2024. Questo dato sottolinea come la finanza sostenibile non sia solo una questione di “etica”, ma un volano per l’innovazione tecnologica.
Altra evidenza significativa è quella riguardante la progressiva integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) nelle strategie di investimento istituzionali. Per quanto attiene l’ambito “previdenza”, il Rapporto rileva come, in un solo anno, il numero di operatori previdenziali italiani che adottano politiche di investimento sostenibile è salito da 79 a 95. Relativamente all’ambito “assicurazioni“, il comparto assicurativo mostra un’adozione pressoché totale, con il 99,7% delle imprese che ha ormai strutturato i propri processi decisionali includendo i rischi e le opportunità legati alla sostenibilità.
Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS e membro del Comitato Scientifico SIA, ha evidenziato come la finanza stia anticipando le trasformazioni dell’economia reale: “La narrazione dominante vorrebbe la sostenibilità ‘passata di moda’, sacrificata sull’altare della competitività e della difesa. Invece, i dati dimostrano che è vero esattamente il contrario: la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile”.
Nonostante il dinamismo del settore privato e finanziario, l’indagine sottolinea la necessità di un quadro normativo certo che favorisca ulteriormente la mobilitazione di capitali verso la transizione. ASviS ribadisce che il successo degli obiettivi dell’Agenda 2030 dipenderà dalla capacità del sistema finanziario di continuare a orientare le risorse verso progetti a lungo termine capaci di generare valore sociale e ambientale, oltre che economico.