Lo scorso 14 gennaio, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha pubblicato una seconda nota tematica volta a rafforzare la trasparenza nelle comunicazioni relative alla sostenibilità. Il documento si focalizza specificamente su come i partecipanti al mercato descrivono e pubblicizzano le strategie di integrazione ESG e di esclusione ESG, con l’obiettivo di prevenire il rischio di greenwashing.
La nota fa parte di una serie di interventi avviati dall’autorità di vigilanza dell’UE per garantire che le affermazioni sulla sostenibilità siano chiare, corrette e non fuorvianti. Secondo l’ESMA, i riferimenti all’integrazione e alle esclusioni ESG sono onnipresenti nei materiali di marketing rivolti agli investitori al dettaglio, ma sono spesso descritti in modo vago o incoerente, rendendo difficile per l’investitore comprenderne l’impatto reale sul portafoglio.
L’autorità ribadisce quattro principi fondamentali che devono guidare ogni dichiarazione non regolamentare (sito web, brochure, presentazioni orali). Nello specifico, eccoli di seguito.
Accuratezza: le dichiarazioni devono rappresentare fedelmente il profilo di sostenibilità, evitando esagerazioni o la selezione parziale di dati positivi (“cherry-picking”).
Accessibilità: le informazioni devono essere facili da trovare e scritte in un linguaggio comprensibile, con un livello di dettaglio appropriato.
Sostanzialità: ogni affermazione deve essere supportata da prove oggettive, metodologie eque e fatti verificabili.
Aggiornamento: le comunicazioni devono basarsi su dati correnti e riflettere tempestivamente eventuali cambiamenti materiali.
L’analisi dell’ESMA rileva che integrazione ed esclusioni ESG vengono spesso confuse o presentate come più ambiziose di quanto non siano in realtà. Riguardo l’Integrazione ESG, l‘Autorità osserva una grande diversità nelle pratiche. Per alcuni prodotti l’integrazione è vincolante e determinante per la costruzione del portafoglio, mentre per altri è solo opzionale o marginale. L’ESMA chiede chiarezza su questo punto: le aziende devono specificare se l’integrazione sia vincolante, a quale livello avvenga e se si basi su una “singola” o “doppia” materialità. Rispetto alle Esclusioni ESG, il documento evidenzia come le soglie di esclusione varino notevolmente. Viene raccomandato di descrivere chiaramente i criteri e le soglie utilizzate, specificando quanto queste riducano effettivamente l’universo investibile, evitando di suggerire un profilo di sostenibilità superiore se i criteri di esclusione sono poco ambiziosi.
Analogamente alla prima nota pubblicata nel 2025, il documento include esempi pratici di buone e cattive pratiche osservate sul mercato. Tra i suggerimenti principali, l’ESMA invita a non usare il termine “Integrazione ESG” come un’etichetta generica per coprire diverse strategie e a spiegare sempre in modo semplice cosa accade concretamente a un investimento quando cambiano i fattori ESG rilevanti.
L’iniziativa non introduce nuovi obblighi normativi, ma funge da guida interpretativa per le regole già esistenti. L’obiettivo dichiarato dall’ESMA è proteggere gli investitori assicurando che la terminologia utilizzata nel marketing corrisponda alla reale sostanza delle strategie di investimento, promuovendo così un mercato finanziario più trasparente e affidabile.