Martedì 16 dicembre, il Parlamento europeo ha dato il via libera alla modifica delle norme UE su rendicontazione di sostenibilità e dovere di diligenza per le imprese.
Le norme UE aggiornate, approvate in via definitiva con 428 voti a favore, 218 contrari e 17 astensioni, interesseranno meno aziende e ridurranno alcuni obblighi, con l‘obiettivo di rafforzare la competitività dell’UE. La proposta fa parte del pacchetto di semplificazione della Commissione Omnibus I.
Semplificazione della rendicontazione di sostenibilità
La rendicontazione sociale e ambientale, ossia l’obbligo per le aziende di rendere pubblici i dati sul loro impatto sull’ambiente e le persone, diventerà obbligatoria solo per le imprese dell’UE con una media di oltre 1 000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di EUR. Le norme riguarderanno anche le imprese di paesi non UE con un fatturato netto di oltre 450 milioni di EUR nell’UE, come pure le loro succursali e imprese “figlie” con un fatturato superiore a 200 milioni di EUR nell’Unione.
Gli obblighi di rendicontazione verranno inoltre ridotti e la rendicontazione settoriale diventerà volontaria. I colegislatori UE hanno modificato le norme per far sì che quelle imprese tenute a presentare le loro rendicontazioni di sostenibilità non potranno trasferire quest’onere alle aziende più piccole con cui collaborano. Infatti, le imprese con meno di 1 000 dipendenti non saranno più tenute a fornire alle società più grandi con cui collaborano informazioni aggiuntive rispetto a quelle previste dalle norme sulla rendicontazione volontaria.
Per facilitare il rispetto delle nuove norme, la Commissione istituirà un portale digitale che darà accesso a orientamenti guida sugli obblighi di rendicontazione nazionali e UE, inclusi modelli di documenti da presentare.
Obblighi di due diligence solo per le società di grandi dimensioni
Il numero delle imprese tenute a esercitare il dovere di diligenza, volto a individuare le strategie per mitigare il loro impatto negativo sulle persone e sul pianeta, diminuirà. Le nuove norme, infatti, prevedono quest’obbligo solo per le grandi società con un fatturato netto annuo di oltre 1,5 miliardi di EUR e più di 5 000 dipendenti (se hanno sede nell’UE) o con un fatturato netto annuo di oltre 1,5 miliardi di EUR nell’UE (se hanno sede al di fuori dell’Unione).
Le imprese interessate dovranno procedere a esercizi esplorativi per individuare eventuali rischi nelle loro catene di attività. Le società più grandi potranno chiedere informazioni ai partner commerciali con meno di 5 000 dipendenti solo se necessario per una valutazione approfondita. Inoltre, le imprese non saranno più tenute a presentare dei piani di transizione che certifichino la compatibilità del loro modello aziendale con la transizione verso un’economia sostenibile.
Le aziende che non applicheranno le norme in maniera corretta saranno perseguibili a livello nazionale e potrebbero incorrere in ammende fino al 3 % del loro fatturato netto mondiale.
La direttiva sul dovere di diligenza entrerà in vigore il 26 luglio 2029 per tutte le imprese interessate.
Prossime tappe
Una volta adottato formalmente anche dal Consiglio, l’aggiornamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.
Contesto
L’aggiornamento delle norme sulla sostenibilità fa parte della proposta di semplificazione Omnibus I della Commissione. Presentato nel febbraio 2025, il pacchetto di misure mira a ridurre la burocrazia e facilitare il rispetto delle norme sulla sostenibilità da parte delle imprese, rafforzando così la competitività dell’UE. Fa seguito al rinvio dell’entrata in vigore degli obblighi su rendicontazione di sostenibilità e dovere di diligenza, già approvato.
Fonte: Parlamento europeo, comunicato stampa del 17/12/2025