S’intitola “10 anni dell’Agenda 2030: progressi, ostacoli e prospettive future”, l’evento promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e tenutosi martedì 25 settembre, in occasione del decimo anniversario dell’adozione dell’Agenda 2030 e del primo anniversario del “Patto sul Futuro” delle Nazioni Unite.

L’iniziativa, trasmessa in collegamento tra Roma e New York, è stata organizzata dall’ASviS in collaborazione con la Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, il UN Global Compact Network Italia e il SDSN Italia. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, esponenti del mondo economico e della società civile, chiamati a riflettere sui progressi compiuti e sulle difficoltà ancora aperte rispetto al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), a cinque anni dalla loro scadenza.

Durante i lavori sono stati affrontati i principali temi al centro del dibattito internazionale: multilateralismo, finanza per lo sviluppo sostenibile, contrasto al cambiamento climatico e riduzione delle disuguaglianze. È stato inoltre presentato il primo Future Paper dell’ASviS, intitolato “Una governance anticipante per l’Italia. Disegnare il futuro anche nell’interesse delle future generazioni”, che delinea una strategia di lungo periodo volta a garantire che le politiche pubbliche nazionali tengano conto degli interessi delle generazioni future.

Secondo i dati diffusi in occasione dell’evento, la popolazione europea mostra un forte sostegno all’Agenda 2030:

  • l’80% ritiene che lo sviluppo sostenibile debba costituire una priorità per l’Unione Europea e per i governi nazionali;

  • l’85% giudica essenziali le normative in materia di sostenibilità aziendale;

  • il 73% considera la sostenibilità un fattore di competitività;

  • il 75% auspica maggiori investimenti pubblici e privati per il raggiungimento degli SDGs, benché solo il 37% creda sia ancora possibile conseguirli entro il 2030.

Un’indagine specifica condotta in Italia da WeWorld, Mani Tese, Impresa2030 e ASviS ha inoltre evidenziato che l’85% degli intervistati chiede l’introduzione di norme vincolanti per obbligare le grandi imprese a prevenire danni a persone, ambiente e clima; l’84% invoca la responsabilità estesa delle aziende lungo l’intera catena del valore; il 79% chiede piani obbligatori di riduzione delle emissioni. Parallelamente, solo un terzo degli italiani ritiene che i governi stiano facendo abbastanza per limitare gli impatti negativi delle grandi aziende, mentre tre cittadini su quattro affermano che competitività e sostenibilità debbano procedere insieme.

Il Future Paper propone una serie di interventi da attuare entro il 2027: la creazione di strutture nazionali di strategic foresight; l’introduzione della Valutazione di Impatto Generazionale; l’istituzione di autorità indipendenti dedicate alla tutela delle generazioni future; percorsi di formazione specifici per la Pubblica Amministrazione; e la nascita di una Assemblea Nazionale sul Futuro, con l’obiettivo di coinvolgere in particolare i giovani nella definizione delle politiche di lungo periodo.

Numerosi gli interventi istituzionali di rilievo. Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS e membro del Comitato Scientifico SIA, ha ribadito la necessità di una governance capace di assumere il futuro come parametro guida delle decisioni presenti, mentre Pierluigi Stefanini, Presidente dell’ASviS, ha rimarcato l’urgenza di trasformare il futuro da concetto astratto a criterio operativo delle politiche pubbliche.

L’evento, moderato dalla giornalista Maria Cuffaro (Rai Tg3), è stato trasmesso sui canali ufficiali dell’ASviS e sulle piattaforme dell’ANSA.

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