Di Giovanna Melandri

Una nuova stagione caratterizza la cosiddetta finanza generativa. Non solo “finanza etica” o “sociale”, ma vera e propria categoria di investimenti di nuova generazione, a tre dimensioni: rischio, rendimento e impatto. Dove l’impatto introduce nel linguaggio dell’economia e della finanza la cura delle comunità, delle relazioni, dell’ambiente e degli ecosistemi. Questo è l’ecosistema della impact economy: organizzazioni  di mercato e non, che sentono la responsabilità non più rinviabile del cambiamento sociale e ambientale necessario. Lavoriamo per questo. Con la convinzione che per domare l’incendio della casa che brucia devono scendere in campo, tra i problem solvers, anche una nuova finanza e una nuova impresa. “Un altro capitalismo è possibile”, l’abbiamo affermato e sperimentato durante l’evento IMPACT NOW del 4 marzo alla Luiss di Roma, dove Human Foundation con Social Impact Agenda per l’Italia e con il GSG (Global Steering Group for Impact Investment) hanno convocato insieme una grande riflessione internazionale per capire come sviluppare ulteriormente l’impact economy. 

Vogliamo cambiare e riformare quel sistema che da decenni orienta il capitalismo e per il quale contavano due sole dimensioni: il rischio, da limitare al massimo, e il profitto da massimizzare, a qualunque costo. “Impatto” è la parola chiave: su di esso si misura l’efficacia di un modello, sulle persone e sul pianeta. Ecco il mantra a cui lavoriamo: investimenti ad impatto, a tre dimensioni, che intenzionalmente colleghino il rischio e soprattutto il rendimento alla risoluzione dei problemi ambientali e sociali del nostro tempo. Annodando strutturalmente l’impatto al profitto, se ne sovverte infatti la tirannia. Perché ponendo l’impatto saldamente al suo fianco, il profitto si tiene sotto controllo. 

Il contesto di crisi legato al doppio shock, prima della pandemia da Covid 19 e poi dalle guerre in Ucraina e Medio Oriente, vede i governi e le istituzioni in sempre maggiore pressione. Anche debitoria. Le risorse economiche del pubblico scarseggiano, mentre i bisogni sociali si moltiplicano, anche a seguito dei movimenti recessivi che non risparmiano le economie avanzate, con l’aumento delle migrazioni e delle conseguenti tensioni sociali. Siamo quasi fuori tempo massimo per far fronte all’emergenza ambientale e il divario tra Global North e Global South è tornato inevitabilmente a spalancarsi, anche con una crisi geopolitica e nuovi blocchi contrapposti, in uno scenario di conflitto aperto pericolosissimo tra democrazie e autocrazie, di cui la guerra della Russia all’Ucraina è solo l’esempio più vicino.

Il nostro movimento dell’impact economy, coordinato dal GSG e presente in 70 paesi, è idealista ma allo stesso tempo fortemente pragmatico, con l’obiettivo di sperimentare strumenti innovativi per invertire la rotta di un capitalismo estrattivo, che ancora troppo spesso sfrutta il pianeta e le persone. 

Sono da molti anni convinta, e lo sono sempre di più, che oltre a linee di indirizzo precise dei policy makers per generare cambiamento vero e concreto, sul piano sociale e ambientale, occorra coinvolgere il capitalismo e le sue energie migliori in una profonda riforma dei modelli con cui misuriamo la produzione del suo valore economico. 

Stiamo lavorando con strumenti concreti. Uno su tutti: la valutazione e la monetizzazione degli impatti: questa è la killer application del nuovo capitalismo. La pietra filosofale e insieme contabile per ri-orientare le preferenze del mercato. Misurare l’impatto in termini monetari è fondamentale: se misuri gestisci e se gestisci puoi cambiare. Ecco perché la monetizzazione dell’impatto è la killer application del nuovo capitalismo, la freccia che porta dalla finanza estrattiva e speculativa ad una finanza generativa, dal guadagno per sé al guadagno per le comunità in un’ottica di trasformazione e redistribuzione sociale. Ci arriveremo? Se guardo la strada fatta nei 10 anni passati dico di SÌ. È possibile. Possiamo arrivarci.

È possibile disegnare una finanza e un’economia ad impatto sociale e ambientale, strutturando un’alleanza sistemica tra attore pubblico, investitori capaci di spostare capitali pazienti e imprese innovative, capaci di attuare progetti ad alta innovazione sociale. D’altronde, sarà difficile raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, di pace sociale, di stabilità e anche di rafforzamento delle nostre democrazie se non sapremo riconoscere, incoraggiare e misurare a pieno il ruolo di quest’altra finanza, di questi altri investimenti, di questi altri imprenditori. Sono loro che possono collaborare a colmare quel Gap di finanziamento degli Obiettivi di Sostenibilità, stimato dall’ONU pari a 6000 miliardi di dollari all’anno.

L’Europa gioca un ruolo decisivo in questo contesto. Per questo abbiamo chiesto a Paolo Gentiloni di aprire con noi la giornata di riflessione a cui hanno partecipato oltre 40 speakers. L’Europa, oggettivamente, nell’ultimo quinquennio, si è fatta carico della transizione social green. Saprà ora mantenere questa rotta, perfezionarla, respingere la retorica della conservazione? L’Europa è stata fino ad oggi l’unica area del mondo che ha regolato (con forse qualche eccesso di compliance) la finanza ESG.

Ma basterà l’armatura regolatoria europea? Non ne sono sicura. Saranno necessari investimenti pubblici e incentivi. Un piano IRA europeo. Oltre al bastone, un po’ di carota. Ne sta parlando insistentemente Mario Draghi, segnalando con forza – sono parole sue – “un immenso bisogno di investimenti”, ricordando che il fabbisogno europeo per la transizione verde e digitale è di 500 miliardi all’anno. Ecco, io però direi: un immenso bisogno di investimenti ad impatto. Whatever it takes.

Come mantenere la rotta social green senza de-linkare competitività e sostenibilità e al contrario rafforzando il nostro vantaggio competitivo? È possibile immaginare questo modello in un’Europa senza unione bancaria e fiscale? Perché non mettere ancora in comune debito e finanza per la transizione sociale e la decarbonizzazione, escludendo dal nuovo patto di stabilità investimenti ad impatto misurati e accertati? 

Il movimento impact lavora per “convertire” gli investimenti ESG in investimenti ad impatto. Ricordiamoci infatti che se in 10 anni la finanza ESG è passata da 13 trilioni di dollari ad oltre 41, la finanza ad impatto, invece, che è quella a cui tendere, è passata da meno di 100 mld a oltre 2,5 trilioni di dollari (ci eravamo dati l’obiettivo di 1 mld nel 2020, l’abbiamo ampiamente raggiunto). Capiamoci bene: finanza ESG e ad impatto non sono la stessa cosa. Negli investimenti ad impatto c’è intenzionalità, misurabilità, addizionalità e la distribuzione del rendimento è collegata almeno in parte ai risultati ottenuti. Per loro natura, questi investimenti obbligano a distribuire valore al pianeta e alle persone. Sono mossi da questa intenzione e consapevolezza. L’impatto misurabile non è un effetto collaterale. È un obiettivo intenzionale che ne definisce il successo. La finanza ESG invece si ferma alla logica del “do not harm” e della gestione dei fattori di sostenibilità che ne influenzano la performance finanziaria senza valutare, però, gli impatti su ambiente e società. È meglio di niente, ma non basta.  

Insomma c’è davvero ancora tanto da fare. Facciamolo insieme partendo dalle 7 proposte che abbiamo presentato il 4 marzo. 

Giovanna Melandri, Presidente SIA

7 proposte per un futuro a impatto

  1. CAPITAL GAIN A IMPATTO
    Introdurre una tassazione agevolata per i capital gain dei fondi impact in grado di misurare e certificare l’impatto, diversamente dai prodotti di finanza “tradizionale”.

  2. PAYMENT BY RESULT (PBR)
    Costituire un fondo di garanzia pubblico per promuovere contratti Pay By Result (PBR) capaci di attrarre investimenti privati remunerati sulla base dei cambiamenti ambientali e sociali raggiunti.

     

  3. LABEL DI FINANZA A IMPATTO
    Riconoscere ufficialmente la “finanza ad impatto” attraverso un label europeo che la distingua e valorizzi rispetto alla finanza ESG.

     

  4. LA SOSTENIBILITÀ NELLE SPA
    Distinguere i comitati rischi e sostenibilità nella governance delle Società per Azioni al fine di orientare le decisioni verso la generazione di impatto positivo.
  1. PIANO MATTEI E PNRR AD IMPATTO
    Impiegare le risorse del PNRR e del Piano Mattei per l’Africa attraverso investimenti e programmi che misurino l’impatto e che contribuiscano agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.
  1. CAPACITY BUILDING PER LA PA
    Trasferire competenze e abilità ai manager della Pubblica Amministrazione per integrare la dimensione della valutazione d’impatto nei processi decisionali pubblici in linea con i migliori standard europei.
  1. PROMUOVERE PROCESSI DI GESTIONE CONDIVISA DEI DATI
    Condividere i dati tra PA, enti del terzo settore e welfare aziendale per sviluppare soluzioni che rispondano ai bisogni di persone e territori, rafforzando la prevenzione e riducendo la spesa pubblica.


    SCARICA IL DOCUMENTO “7 PROPOSTE PER UN FUTURO A IMPATTO”

Giovanna Melandri

È fondatrice e presidente di Social Impact Agenda per l’Italia e Human Foundation, il centro di ricerca che promuove l’economia e la finanza d’impatto, l’innovazione sociale, culturale e ambientale e costruisce progetti di innovazione sociale e finanza ESG.

È inoltre fondatrice e ambassador del Global Steering Group for Impact Investment (GSG), movimento che riunisce le principali organizzazioni mondiali di finanza ESG e impact investment attivo in oltre 40 paesi, e presidente del suo nodo italiano, la Social Impact Agenda for Italy (SIA), un’associazione di 25 organizzazioni tra investitori, imprese sociali, market builders e istituzioni filantropiche.

Ha rappresentato l’Italia nella Task Force del G7 sugli investimenti ad impatto e dal 2012 al 2022 è stata presidente della Fondazione MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo. Sotto la sua guida il Maxxi ha più che triplicato visitatori, budget e opere in collezione, oltre ad aver stretto molte collaborazioni internazionali; ha inoltre lanciato il progetto del Grande Maxxi legato al Nuovo European Bauhaus.

Due volte ministra, della Cultura dal 1998 al 2001 e delle Politiche Giovanili e dello Sport dal 2006 al 2008, ha portato la quota di risorse pubbliche destinate alla cultura al livello più alto mai raggiunto.

Collabora con diverse testate giornalistiche tra cui Huffington post e Repubblica – Affari & Finanza dove tiene la rubrica mensile “Impact Economy”.
È autrice di varie pubblicazioni, tra cui il primo testo in Italia sull’effetto serra pubblicato nel 1989 e più recentemente di un breve saggio sulla Impact Economy intitolato Come ripartire (il Melangolo, 2022).

𝐒𝐈𝐀 𝟐𝟎𝟑𝟎 è il 𝐛𝐥𝐨𝐠 di Social Impact Agenda per l’Italia sulla 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐚 𝐈𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐒𝐃𝐆𝐬.

Pensieri, analisi e proposte per una nuova finanza a beneficio delle persone, delle comunità e del pianeta.